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Mobbing

Nella sua trasposizione in ambito lavorativo, la parola mobbing assume il significato di pratica vessatoria, persecutoria o, più in generale, di violenza psicologica perpetrata dal datore di lavoro o da colleghi nei confronti di un lavoratore per costringerlo alle dimissioni o comunque ad uscire dall’ambito lavorativo.

Quali forme assume questa violenza?
Il mobbing può palesarsi con forme diverse: aggressioni fisiche o verbali, molestie sessuali, controllo ossessivo e critiche, richiami disciplinari e con quelle che sono state definite dall’INAIL costrittività organizzative quali svuotamento delle mansioni assegnate, mancata assegnazione di compiti lavorativi o assegnazione di compiti dequalificanti o al contrario di compiti eccessivi anche in relazione a condizioni di handicap psicofisico, isolamento, esercizio esasperato ed eccessivo di forme di controllo.

Quali conseguenze ha sulla vittima?
Può causare disturbi nella sfera neuropsichica e psicosomatica, stress, ansia, somatizzazioni, depressioni, tendenze suicidarie.

Come interviene lo Psicologo?
Dal momento che il mobbing è un processo va individuato e trattato preferibilmente attraverso interventi sul sistema già nelle prime fasi della sua comparsa, quando è ancora possibile al gruppo e alla vittima sottrarsi alle sue conseguenze più devastanti.
Nelle aziende e nelle organizzazioni lo psicologo interviene nell’ambito del Dlgs. 81/2008 e s.m.i.  a livello preventivo per la precoce individuazione delle situazioni a rischio e propone metodologie che incidono in senso migliorativo sul clima organizzativo/ambientale e relazionale interno.
E’ necessario inoltre fornire alla vittima, a seconda dei casi, o un sostegno psicologico o una psicoterapia che affronti le problematiche ansiose, depressive e di autosvalutazione in rapporto alle caratteristiche di personalità e ai fattori protettivi personali e situazionali.

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