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FAQ e Vademecum sull'emergenza sanitaria Coronavirus

Ultimo aggiornamento 26.03.2020

FAQ - DOMANDE FREQUENTI

Posso continuare a svolgere attività professionale?

Risposta

In generale, l'attività professionale psicologica ("comprovate esigenze lavorative e di salute"), da DPCM 9 marzo 2020, DPCM 11 marzo 2020 e DPCM 22 marzo 2020 (codice Ateco che inizia per 86 - Assistenza sanitaria) può continuare a svolgersi; previo ovviamente il più rigoroso rispetto delle misure igienico-preventive del Ministero della Salute, già ripetutamente indicate, e che devono essere applicate con particolare attenzione da tutti i professionisti sanitari.
Il principio di fondo, che ciascuno è tenuto a rispettare attentamente, è sempre quello di minimizzare il più possibile tutte le attività in presenza, per rinviarle o sostituirle ogni qual volta sia praticabile con altre modalità di interazione (videochiamate, consulenze telefoniche, smart working, etc.). Questo anche al fine di ridurre al massimo la mobilità evitabile dei pazienti e dei professionisti.
Un semplice criterio decisionale può essere questo:
  1. La prestazione è erogabile tramite strumenti a distanza? Usali.
  2. La prestazione non è erogabile tramite strumenti a distanza, ma è differibile? Rinviala.
  3. La prestazione non è erogabile a distanza, ed è clinicamente urgente? Valuta l'eventuale possibilità di svolgerla, ma solo con l’applicazione di rigorose norme igienico-preventive e un approccio valutativo cautelare sull'effettiva urgenza della prestazione.
E’ fondamentale, in un periodo di difficoltà nazionali e ansie sociali diffuse, garantire al meglio le nostre funzioni ed il nostro ruolo professionale, clinico e sociale, a tutela del benessere psicologico della popolazione. L’impatto psicologico della pandemia in corso sta creando difficoltà significative a singoli, famiglie, organizzazioni, cui gli psicologi possono e devono dare risposta garantendo – con adeguate modalità attuative e attente misure di sicurezza – l’assistenza necessaria ai cittadini che ne necessitano, e ne necessiteranno anche nel medio-lungo termine.
Attività collettive o aperte al pubblico (seminari, convegni, incontri in sede pubblica, etc.) sono soggette a sospensione fino al 3 aprile 2020: tali attività devono essere tassativamente rinviate.

Posso continuare a svolgere attività professionale anche sui territori di Rimini e Piacenza?

Risposta

Sì, l'Ordinanza Regionale 24 marzo 2020 chiarisce per Piacenza e Rimini che "sono chiusi al pubblico gli studi professionali (...). L’attività è resa con modalità di lavoro agile. Il personale ammesso a lavorare in presenza presso le sedi non può superare il numero di una unità per ciascun servizio ed in ogni caso non più di una unità per ciascuna stanza. Allo scopo di garantire l’esercizio di servizi indifferibili e di comprovata necessità, è possibile provvedere all’apertura straordinaria e temporanea delle sedi e ricevendo i clienti solo su appuntamento, garantendo il rispetto delle disposizioni di cui al richiamato protocollo del 14 marzo 2020".
Rimangono quindi ammesse le prestazioni "indifferibili e urgenti", individuate con un approccio valutativo cautelare sull'effettiva urgenza della prestazione, ferma restando la necessità di privilegiare le prestazioni "a distanza" ogniqualvolta sia possibile.

Posso vedere pazienti in studio privato? Con che precauzioni?

Risposta

Per quanto riguarda attività di consulenza in studio/ambulatorio, si deve valutare con grande attenzione e con criterio cautelativo la loro effettiva non rinviabilità e/o non sostituibilità con forme di interazione a distanza: a livello informativo, le attuali indicazioni e Ordinanze in varie Regioni (in continua e rapida evoluzione) vanno verso una progressiva limitazione anche delle attività sanitarie ambulatoriali e ospedaliere differibili, sia nel pubblico che nel privato convenzionato. Di questo si deve avere attenta e aggiornata considerazione.

Se si ritiene comunque clinicamente necessario e strettamente non prorogabile il proseguire in presenza, davanti a situazioni gravi e non procrastinabili, è doveroso rispettare in modo estremamente rigoroso le precauzioni igieniche indicate dal Ministero della Salute; professionista e paziente devono essere del tutto asintomatici e non presentare fattori epidemiologici di rischio (provenienza da aree estere o nazionali a particolare rischio epidemico; convivenza, frequentazione o contatti con soggetti positivi, sospetti o a rischio, etc.). Se vi sono sintomi anche leggerissimi (febbre, tosse, dispnea, mal di gola), o anche solo sospetti su potenziali fattori di rischio epidemiologico del professionista o del paziente, gli appuntamenti in presenza devono essere rinviati senza eccezioni.

Devi rigorosamente applicare in ogni caso, a tutela tua e dei tuoi clienti, le precauzioni raccomandate dall'Istituto Superiore di Sanità (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/):
  • Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
  • Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione: bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 (ma preferibilmente almeno 40, da indicazioni FNOMCEO) secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 60% di alcol.
  • Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate.
  • Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci; usa fazzoletti monouso.
  • Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate.

Anche se le indicazioni Ministeriali sono di tenere 1 metro di distanziamento, per criterio maggiormente prudenziale rispetto al rischio “droplets” durante la prolungata interazione in ambiente chiuso è opportuno tenere una distanza di almeno 2 metri durante i colloqui (valuta anche gli eventuali impatti di setting, e sii pronto a discuterne con il paziente se opportuno).

Evita il contatto fisico (ad es., strette di mano).
Tieni sempre a disposizione un dispenser di soluzione igienizzante idroalcolica da usare e far usare ai pazienti, anche prima dell'eventuale manipolazione di test, materiali diagnostici, giochi per bambini. Valuta come comunicare in modo sereno la richiesta di farne uso.

Ricordati inoltre di igienizzare regolarmente e accuratamente le superfici di lavoro e arredamento (tavoli, sedie, braccioli e poggiatesta di poltrone, maniglie, etc.), gli oggetti ad uso condiviso tra un paziente e l’altro, oltre che le superfici sanitarie del tuo studio quando vengono usate, con disinfettanti adeguati (a base di cloro o alcol). Arieggia bene e regolarmente tutti i locali.

In caso tu abbia una sala d'attesa, tieni maggiormente distanziate le sedie, ed elimina materiali di gioco/lettura lasciati a disposizione dei clienti. E’ doveroso atto di responsabilità il distanziare gli appuntamenti, per evitare che i pazienti si incontrino.

Regola di buon senso, lavorando a contatto con altri, è il verificare quotidianamente la propria temperatura e stato di salute. In caso anche solo di leggera febbre o altri sintomi come tosse e dispnea, o di tuoi contatti con persone a rischio, SOSPENDI IMMEDIATAMENTE la tua attività, o passa a modalità online. Idem laddove tu presentassi fattori di particolare rischio clinico personale (età avanzata o significative patologie pregresse, correlabili a maggiore gravità clinica degli effetti di COVID-19).

Posso usare Skype o simili come modalità alternativa di lavoro? E per acquisire il consenso informato?

Risposta

E' una modalità di lavoro che - in questo periodo - può essere molto utile, fortemente incoraggiabile e concretamente da prioritizzare ogni volta che sia possibile attuarla (seguendo sempre le Raccomandazioni del CNOP del 2017), per minimizzare i rischi potenziali legati agli incontri in presenza.
Chiaramente l'uso del mezzo va a modificare il setting, e può non essere adatto per tutte le attività o tutti i pazienti; analizzare la fondatezza della domanda, l’effettiva applicabilità nel caso specifico e le dimensioni di set/setting è quindi sempre buona prassi e responsabilità del clinico, che dovrà curarne attentamente gli aspetti relazionali, di privacy, consenso informato e sicurezza.
Si dovranno inoltre considerare gli aspetti pratici legati alla privacy del set e del setting (un paziente isolato in casa con la famiglia può avere difficoltà a trovare uno spazio adeguato per lo svolgimento tranquillo e riservato della seduta; utile l’uso di cuffia e auricolari, etc.).
La consulenza online o telefonica, se esperti del suo uso, potrà essere molto preziosa proprio per i pazienti che possono trovarsi in situazioni di quarantena o isolamento; nel qual caso la si può proporre come utile forma di supporto e/o continuità della relazione clinica. Più in generale, molti pazienti vivono attualmente situazioni in cui gli aspetti relazionali, emotivi e organizzativi della propria vita quotidiana subiscono limitazioni o modifiche spesso problematiche; l'uso di canali a distanza per fornire in questo periodo un supporto, monitoraggio o contatto regolare può essere particolarmente rilevante.
Per quanto riguarda il consenso informato, se si tratta di una consulenza già iniziata non è necessario acquisire un nuovo consenso per svolgere, in questo momento emergenziale, prestazioni psicologiche a distanza. Ovviamente tale modalità potrà essere concordata verbalmente con il paziente/utente ed effettuata previa conoscenza dello strumento e valutazione sulla sua possibile applicazione alla specifica situazione/paziente (effettuando quindi una valutazione caso per caso), nel rispetto delle linee guida emanate dal CNOP.
Se si tratta di iniziare ex novo un rapporto professionale destinato a svolgersi inizialmente o interamente a distanza, occorre che tale circostanza sia espressamente prevista in sede di consenso informato. E' possibile utilizzare il Modello Psy 2019, reperibile sul sito nella sezione "Privacy", che andrà personalizzato e adattato tenendo conto delle concrete modalità di esercizio professionale prescelte. Ad esempio occorrerà specificare, nello spazio dedicato alla descrizione della natura della prestazione, che questa si svolgerà attraverso tecnologie di comunicazione a distanza che andranno adeguatamente descritte ed esplicitate.Naturalmente anche il Registro dei Trattamenti andrà aggiornato di conseguenza.

Posso recarmi presso il mio studio per effettuare le prestazioni a distanza?

Risposta

Sì, rientra tra le "comprovate esigenze lavorative" . Ricordiamo di portare sempre con sé il modulo per autodichiarare gli spostamenti debitamente compilato.

Come dimostrare le comprovate esigenze lavorative o di salute?

Risposta

Si ricorda che i movimenti sul territorio nazionale sono possibili solo per comprovate esigenze lavorative, di necessità o di salute.
Questo ricomprende il movimento del professionista da e verso lo studio professionale/luogo di lavoro: in caso di eventuali controlli da parte di Forze dell'Ordine, sarà quindi necessario comunicare la natura del proprio ruolo di professionista sanitario che si sta recando al lavoro. Da chiarificazioni del Ministero dell'Interno, è possibile autocertificare la motivazione dello spostamento con apposito modulo a disposizione delle Forze dell'Ordine, o scaricabile in fondo a questa pagina.
E' possibile suggerire, per facilitare eventuali verifiche o future richieste aggiuntive in caso di controlli delle Forze dell'Ordine, di portare con sè (laddove disponibile) il tesserino dell'Ordine, e/o mostrare il proprio nominativo sull'Albo per dimostrare la propria professione (tramite visualizzazione - anche da smartphone - dell'Albo sul proprio sito regionale o del CNOP).
Allo stesso modo, il paziente che si sta recando presso di voi nei casi ritenuti necessari può dichiarare (in autocertificazione) come motivazione dello spostamento che si sta recando da un professionista sanitario, per lo svolgimento di una prestazione sanitaria
E' possibile rilasciare ai pazienti breve attestazione (su loro richiesta) di avere prenotato un appuntamento / di aver svolto una consulenza clinica il giorno X in sede Y, da esibire in caso di eventuali controlli.
E' inoltre da chiarire preliminarmente al cliente, laddove dovesse in futuro essere ipoteticamente verificata la fondatezza dell’autocertificazione, che il professionista lo potrà eventualmente confermare alle Autorità previa autorizzazione scritta del cliente, e limitandosi a confermare esclusivamente lo svolgimento di consulenza nel dato luogo e ora, senza entrare in alcun modo in informazioni cliniche o personali; questo comporta ovviamente la necessità di esplicare alle Forze dell'Ordine che si è svolta una consulenza con professionista sanitario Psicologo.

In studio vedo soggetti in età evolutiva. Devo prendere qualche precauzione particolare?

Risposta

E’ decisamente opportuno e fortemente indicato il rinviare tutti gli appuntamenti con soggetti in età evolutiva che non presentino chiari caratteri di grave necessità e inderogabile urgenza.
I bambini sono spesso meno attenti alle norme igieniche generali; pertanto, nel caso li dovessi vedere in studio (solo per gravi motivi), presta particolare attenzione alla più che rigorosa igienizzazione di oggetti, libri, giochi, tappetini e superfici con cui sono entrati in contatto, tra ogni paziente e l’altro. Allo stesso modo, considera che solitamente le interazioni con i bambini sono più ravvicinate rispetto a quelle con gli adulti, con conseguente maggiore esposizione.
A livello puramente informativo, il Coronavirus sembra essere clinicamente meno pericoloso in età pediatrica, ma i bambini possono comunque essere contagiosi verso terzi.

Faccio terapie/lavori di gruppo e attività di formazione, devo interromperli?

Risposta

Attività di gruppo, meeting, supervisioni collettive e formazioni di gruppo sono quasi sempre in sostanziale contrasto, per le loro modalità attuative, con le regole di social distancing del DPCM 8 marzo, e come tali vanno rinviate dopo il 3 aprile.
Possono essere sostituite pro tempore da forme di supervisione/intervisione o incontro di gruppo in modalità telematica, laddove possibile.

Lavoro con pazienti/contesti a rischio, devo interrompere?

Risposta

Un forte criterio prudenziale, per sé e per altri, deve essere sempre alla base della decisione.
  • Attività a contatto con anziani o pazienti fragili (pluripatologie, etc.) sono da sospendere o rinviare il più possibile, tranne casi di oggettiva e inderogabile necessità clinica, per ridurre il rischio nei loro confronti (il rischio di mortalità è molto più elevato in queste categorie di pazienti, che devono rimanere il più possibile al proprio domicilio) - cfr. art. 3, comma 1, B DPCM 8 marzo 2020. Solo in caso di inderogabile necessità, e previo confronto con il medico curante, il professionista dovrà adottare le più rigorose regole igieniche-preventive (social distancing, igienizzazione rigorosa, eventuale mascherina previo confronto con il medico curante e relativa attenzione agli aspetti comunicativi). Si raccomanda di considerare il più possibile restrittivamente il concetto di inderogabile necessità.
  • L’attività in ambito RSA o sanitario deve seguire rigorosamente le indicazioni e raccomandazioni del responsabile sanitario della struttura.
  • Attività che richiedano contatto fisico ravvicinato con uno o più pazienti (psicocorporee, psicodramma, etc.) sono a maggior rischio, e vanno pertanto rinviate o sostituite con altre metodologie che garantiscano il social distancing previsto in norma.
  • Attività domiciliari (ad es., interventi ABA, interventi di riabilitazione con pazienti impossibilitati a muoversi, ecc.) sono da rinviare o sostituire, ogni qual volta sia possibile, con interventi a distanza (anche per il possibile stato di fragilità o rischio dei pazienti cui spesso tali interventi si rivolgono). Sarà utile fornire a parenti/caregivers una serie di indicazioni pratiche cui attenersi in questo periodo, e organizzare eventuali consulenze a distanza per la gestione di difficoltà o problematiche specifiche (ad es., bambini con gravi disturbi del comportamento). Esclusivamente laddove dovesse palesarsi una inderogabile necessità clinica in casi realmente eccezionali, previo confronto con il medico curante (per pazienti con patologie) e previa attenta verifica dell'assenza di fattori di rischio (nessun soggetto sintomatico, sospetto o a rischio nel domicilio) sarà cura e responsabilità del professionista implementare le più rigorose condizioni igienico-preventive nello svolgimento dell'attività, e in seguito alla stessa. Si evidenzia però che la situazione deve presentare chiari elementi di eccezionalità e urgenza clinica, nel senso più restrittivo possibile, ed è al momento fortemente sconsigliata.
    Allo stesso modo, è fortemente sconsigliato ricevere dei pazienti presso il proprio domicilio (studio in casa).

Come posso far sapere ai cittadini che sono disponibile per consulenze online?

Risposta

Per valorizzare l’attività degli iscritti che offrono la possibilità di consulenze a distanza abbiamo attivato una nuova funzione del sito.
Per comunicare la tua disponibilità devi semplicemente entrare nella tua area riservata, selezionare la voce “Integrare e/o modificare i valori presenti nella scheda dati professionali”, scorrere le diverse sezioni, cliccare su “Sono disponibile per consulenze on line” e cliccare su “Invia” .
Come Ordine promuoveremo questa informazione presso i cittadini e le realtà del territorio in modo da rendere quanto più possibile diffusa questa opportunità.
Teniamo a precisare, anche a tua tutela, che non si tratta (se non hai le competenze e l’esperienza per farlo) di svolgere interventi propri della psicologia dell’emergenza, ma di valorizzare il lavoro che già stai svolgendo o riprenderai a svolgere.

Vista l’attuale chiusura degli Istituti Scolastici, le attività dello Sportello d’Ascolto possono proseguire con modalità telematiche?

Risposta

Sì, in accordo con il Dirigente scolastico.

Se vengo contattato con modalità telematiche da un alunno minorenne posso procedere all’ascolto e/o all’erogazione della consulenza?

Risposta

Sì, dopo aver verificato che, a suo tempo, i genitori (o gli esercenti la responsabilità genitoriale o la tutela sul minore) avessero sottoscritto il consenso informato alla partecipazione alle attività dello Sportello d’Ascolto. Non potendo tale circostanza essere accertata con le modalità “ordinarie” data l’impossibilità di accedere agli Istituti Scolastici e in considerazione della necessità di garantire il diritto all’ascolto del minore, il fatto che il consenso fosse stato prestato può essere verificato mediante acquisizione di apposita autocertificazione da parte dei genitori. E’ possibile anche che tale autocertificazione sia prestata da uno solo dei genitori il quale si farà carico di attestare, sotto la propria responsabilità, che il consenso era stato prestato anche dall’altro genitore.

Se un genitore chiede di accedere allo Sportello d'Ascolto con modalità telematiche, come verifico che sia il genitore di un alunno della Scuola?

Risposta

Anche in questo caso, stante la particolare situazione emergenziale in corso, è possibile accertare l’identità del soggetto e la sua condizione genitoriale mediante autocertificazione dell’interessato.

Se mi ammalo io, potrei essere chiamato a riferire i nomi dei miei pazienti in caso di indagine epidemiologica?

Risposta

Questione chiaramente delicata; ma la tutela di Salute Pubblica in situazione di emergenza sanitaria è prevalente rispetto alla privacy individuale. In caso tu risultassi positivo al Coronavirus, e dovessi essere quindi coinvolto in procedure di indagine epidemiologica, dovrai fornire i nominativi delle persone con cui sei venuto in contatto (non è necessario - ed è ovviamente da evitare perchè sottoposto a Segreto Professionale - lo specificare il motivo clinico; semplicemente, indicherai che hai avuto contatti ravvicinati per motivi di lavoro con una data persona).
Avvisa comunque i tuoi pazienti di questa eventuale possibilità, chiarendo preventivamente la questione e rassicurandoli sul mantenimento rigoroso del segreto professionale (ed ovviamente avvisandoli tempestivamente in caso risultassi tu positivo in futuro, perchè potrebbero essere stati a loro volta esposti da te).
Lo stesso vale per le attività che coinvolgano o abbiano coinvolto più persone (e che al momento non devono più essere svolte): un partecipante positivo può portare a dover indicare i nomi degli altri partecipanti.

Se mi ammalo io ho diritto a qualche assistenza particolare? E per le scadenze professionali?

Risposta

Il Decreto Legge n. 18/2020 ha sospeso gli adempimenti e i versamenti previdenziali che ricadono fra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020. La scadenza dell’acconto ENPAP viene quindi spostata, per effetto del Decreto Legge, dal 2 marzo al 30 aprile.
Se ti ammali, hai diritto alle normali forme di assistenza (INPS, ENPAP) previste per malattia (ad es., indennità malattia).
Le possibilità di assistenza ENPAP sono diverse:
A) Indennità di Malattia - per chi si dovesse ammalare, è possibile richiedere un indennizzo economico:
https://www.enpap.it/servizi-per-te/indennita-di-malattia-e-infortunio/
B) Assistenza Sanitaria Integrativa - sempre per chi si dovesse ammalare o averne sequele, è possibile accedere a diverse forme di servizi sanitari integrativi: https://www.enpap.it/servizi-per-te/assistenza-sanitaria-integrativa-emapi/
C) Stato di Bisogno - forma di copertura speciale per situazioni personali straordinarie. E' importante sapere che non è una forma di assistenza generalizzata per chi ha avuto "solo" una temporanea deflessione delle attività lavorative (appuntamenti rinviati, formazioni annullate, etc.), ma è pensata proprio per situazioni eccezionali (ad es., colleghi quarantenati o isolati in ex-zona rossa con gravi conseguenze personali, etc.). Vanno letti con attenzione i criteri:https://www.enpap.it/servizi-per-te/assistenza-stato-di-bisogno/
Come tutte le categorie professionali colpite anche economicamente dalla situazione, siamo in attesa di provvedimenti del Governo a sostegno degli operatori economici; il primo uscito per ora è il Decreto Legge 2 marzo 2020 n. 9, in particolare l'art. 16, rivolto ai professionisti residenti o operanti negli ex-Comuni di Zona Rossa; oltre a questo, si aspettano eventuali autorizzazioni ad "interventi in deroga" degli Enti di Previdenza, al momento non ancora autorizzati dai Ministeri anche se sono stati sollecitati da ENPAP, CNOP e ADEPP. Per maggiori informazioni: https://www.enpap.it/servizi-per-te/sezione-covid-19/#Indice

Cosa dire ai miei pazienti particolarmente in ansia o confusi dalla situazione? Ci sono fonti di riferimento da consigliare?

Risposta

Fonti ufficiali sono i siti del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Regione Emilia Romagna; i Numeri Verdi regionali (per Emilia Romagna - 800033033) e del Ministero della Salute (1500) ed i propri medici curanti.
Al link https://bit.ly/39fjN6f stiamo mappando tutti i servizi di supporto psicologico a distanza promossi dalle Aziende Usl e dalle associazioni di psicologia dell'emergenza.
Ai link troverai numerose FAQ e numeri utili per il nostro territorio: http://www.regione.emilia-romagna.it/coronavirus
http://www.regione.emilia-romagna.it/coronavirus/domande-frequenti.
Adattando la comunicazione alle esigenze e istanze di ognuno, si può - a puro titolo di esempio - indicare ai clienti che è normale essere in ansia (anche perchè in questi giorni i media evidenziano molto il rischio), che è utile evitare "information overload", che è opportuno stare attenti alle molte Fake News che circolano, che si possono mettere in atto utili comportamenti protettivi (anche per aumentare il loro empowerment), e che si deve fare riferimento solo a fonti informative accreditate.
Il CNOP ha messo a disposizione della cittadinanza un Pieghevole, cartaceo e scaricabile, con utili suggerimenti
(https://www.psy.it/il-pieghevole-del-cnop-per-i-cittadini-sul-coronavirus.html).
In caso di pazienti particolarmente ansiosi, ossessivi, ipocondriaci, rupofobici, claustrofobici, con aspetti di ritiro sociale, con tratti paranoidi il clinico dovrà ovviamente esercitare particolare attenzione a esplorare il significato della situazione per loro, e come questo impatti sulla relazione clinica.
Idem per pazienti eventualmente in isolamento domiciliare con la famiglia, laddove le tematiche di consultazione fossero connesse a dinamiche famigliari disfunzionali.

Lavoro come dipendente (di una cooperativa, un Ente, una scuola etc.). Cosa devo fare?

Risposta

Devi seguire le indicazioni di prevenzione generale (sempre), oltre alle indicazioni specifiche o aggiuntive del tuo datore di lavoro e dell’eventuale responsabile sanitario della struttura/istituzione.
Contattali se ritieni di dover svolgere funzioni potenzialmente a rischio, o hai dubbi in merito: dovranno essere sentiti RSPP e Medico Competente per quanto riguarda la tutela della salute dei dipendenti, e dovranno fornirti indicazioni operative chiare e i DPI eventualmente necessari.
Segnala loro se hai particolari problemi di salute (pregresse patologie respiratorie, immunitarie, etc.) che ti possano rendere soggetto a maggiore rischio clinico.
Tieni presente che dopo il DPCM 11 marzo, molti datori di lavoro pubblici e privati stanno progressivamente spostando in modalità smart working (o ferie) il personale non essenziale.

Ci sono risorse utili per i professionisti?

Su https://solidarietadigitale.agid.gov.it è possibile reperire numerose risorse di servizi di comunicazione / piattaforme online che possono facilitare le attività dei professionisti in questo periodo, messe a disposizione gratuitamente da varie realtà private.
Skype (https://www.skype.com/it), Google Hangouts (https://hangouts.google.com), Zoom (https://www.zoom.us) e WhatsApp (https://www.whatsapp.com) sono piattaforme private - ma ad accesso gratuito per molte funzioni di base - che sono utilizzabili comodamente per attività di videochiamata con pazienti, videoconferenza, intervisione tra colleghi; presentano tutte la caratteristica fondamentale di crittografare i dati in transito, così da garantire la sicurezza delle comunicazioni.
Si ricorda inoltre che su www.eduiss.it è possibile accedere gratuitamente al corso FAD ECM (20 ECM) dell'Istituto Superiore di Sanità, aperto a 100.000 professionisti sanitari (quindi psicologi compresi) "Emergenza sanitaria da nuovo coronavirus SARS CoV-2: preparazione e contrasto".

Vorrei dare una mano. Come posso attivarmi?

Risposta

Non è utile in queste situazioni l'intervento estemporaneo non coordinato con le realtà di Protezione Civile e con le Istituzioni.
Il Presidente dell’Ordine ha già preso contatti con le associazioni Psicologi per i Popoli e SIPEM che hanno competenza specifica nella Psicologia dell’Emergenza e manifestato la disponibilità a collaborare direttamente alla Direzione della Protezione Civile della Regione Emilia-Romagna.
Solo attraverso una azione coordinata potremo dare il massimo contributo come comunità professionale.

Sto svolgendo il mio tirocinio. Come devo comportarmi?

Risposta

In questo caso consigliamo, se non sono arrivate indicazioni ufficiali dalle strutture pubbliche o private in cui si presta il proprio tirocinio, di chiedere al proprio tutor di riferimento e alla propria Università di appartenenza. Molti uffici pubblici e servizi sanitari infatti continuano a rimanere aperti. A breve incontreremo le Università per ulteriori accordi.

Se un paziente annulla l'incontro con scarso preavviso, posso chiedere di essere pagato lo stesso?

Risposta

Ci si rifà come sempre agli accordi pregressi sui recuperi sedute.
Eventuali annullamenti, in questi giorni complessi, possono essere più frequenti del solito - è magari frustrante per il professionista, ma comprensibile in questo periodo straordinario.

N.B.: Indicazioni aggiornate al 26/03/2020, in revisione costante. Fare sempre riferimento ufficiale ai più recenti Decreti, Ordinanze e indicazioni delle Autorità di Sanità Pubblica.

Per altre FAQ puoi consultare il sito del Ministero della Salute.
Per segnalarne altre scrivi a redazione@ordpsicologier.it
Newsletter inviate dall'Ordine https://bit.ly/2TBQNRK

VADEMECUM. Indicazioni per la pratica professionale riferite all'emergenza sanitaria Coronavirus

Aggiornato al 24 marzo 2020

Clicca qui per scaricare il documento contenente alcuni suggerimenti tecnici e pratici orientativi per professionisti Psicologi, condivisi e sottoscritti dai Presidenti di diversi Ordini regionali con lo scopo di dare interpretazione comune ad una serie di quesiti professionali che gli iscritti ci pongono

Modulo per autodichiarare gli spostamenti

Aggiornato al 26.03.2020
Il modulo è reperibile anche sul sito web del Ministero dell'Interno al link https://www.interno.gov.it/it/notizie/aggiornato-modulo-lautodichiarazione

Parere legale relativo all'Ordinanza della Regione Emilia-Romagna del 14 marzo 2020

Sospensione erogazione di prestazioni sanitarie programmabili e non urgenti

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